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Lo studio multidisciplinare e interdisciplinare del ruolo dell’Unione Europea come attore internazionale sta diventando rapidamente un settore trainante degli studi europei e studi internazionalisti. L’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” con il volume “Rapporti tra Unione Europea e Organizzazioni Internazionali” vuole contribuire al consolidamento di uno spazio pluralistico di discussione sull’Unione Europea nel mondo. L’Unione Europea rappresenta oggi un attore centrale, eppure del tutto sui generis, della politica globale. L’ampiezza del suo mercato, la sua influenza politica, il suo sviluppo tecnologico e lo sviluppo straordinario delle relazioni internazionali la rendono un attore globale a pieno titolo. È la prima potenza commerciale del mondo (20% delle importazioni e della esportazioni mondiali) ed è pari agli USA per quanto riguarda il PIL. È la seconda potenza monetaria mondiale in termini di circolazione e di riserve valutaria. Ed è la prima potenza in materia di cooperazione e di aiuto umanitario. Seppur formalmente non membro delle Nazioni Unite, e quindi priva del diritto di voto, l’Unione Europea contribuisce oggi per circa il 38% del bilancio ONU, più del 40% del bilancio per le missioni di peacekeeping ONU e circa il 50% di contributi a fondi e programmi ONU. Le relazioni tra le due istituzioni sono iniziate nel 1974 e oggi l’Unione Europea è parte di più di cinquanta accordi e convenzioni multilaterali dell’ONU in aree in cui il trasferimento di sovranità dagli stati membri si è già verificato. Eppure non è soltanto per questi fattori che l’Unione Europea rappresenta oggi un attore cruciale del contesto mondiale. La proiezione esterna dell’Unione Europea è caratterizzata da un alto tasso di normatività, sia implicita sia esplicita, dove per normatività possiamo quindi intendere brevemente l’appello a valori e principi con pretese di validità universalistiche. Sin dagli anni ’70 la componente normativa ha cominciato a permeare i documenti programmatici europei. La sua ancora poco strutturata politica estera è dunque comprensibile solo alla luce di un ambizione normativa che, insieme ai più tradizionali strumenti diplomatici, rappresenta un unicum nello scenario internazionale. È questo accento normativo l’aspetto che maggiormente distingue la politica estera europea dalle politiche perseguite dagli altri attori globali o regionali. Alla luce di questa peculiarità, questo volume analizza il rapporto tra Unione europea e le Organizzazioni internazionali. L’obiettivo è di focalizzare l’attenzione su ostacoli, difficoltà e problemi incontrati dall’Unione europea nello scenario internazionale in mutazione. La grande questione che si pone oggi è che l’Europa è sempre meno il “centro”: si impone una radicale svolta rispetto al pensiero eurocentrico, radicato nei secoli. Si tratta di un’idea che si ritrova in una vastissima corrente, da Erodoto a Macchiavelli, da Voltaire a Kant. Hegel citava nella sua “Lezione sulla filosofia della storia” del 1832 che “La storia universale va dall’Est all’Ovest, poichè l’Europa è veramente la fine della storia, di cui l’Asia è l’inizio”. Una simile idea di Europa, si mostra totalmente inappropriata nel contesto del nostro secolo. Oggi la ricerca comparativa attira sempre più l’attenzione sullo spostamento del baricentro geopolitico ed economico del mondo. Si pone quindi la domanda come si situa l’Unione Europea in questo contesto, con particolare riferimento alle Organizzazioni internazionali.
L’Unione Europea rappresenta oggi un attore centrale, eppure del tutto sui generis, della politica globale. L’ampiezza del suo mercato, la sua influenza politica, il suo sviluppo tecnologico e lo sviluppo straordinario delle relazioni internazionali la rendono un attore globale a pieno titolo. È la prima potenza commerciale del mondo (20% delle importazioni e della esportazioni mondiali) ed è pari agli USA per quanto riguarda il PIL. È la seconda potenza monetaria mondiale in termini di circolazione e di riserve valutaria. Ed è la prima potenza in materia di cooperazione e di aiuto umanitario. Seppur formalmente non membro delle Nazioni Unite, e quindi priva del diritto di voto, l’Unione Europea contribuisce oggi per circa il 38% del bilancio ONU, più del 40% del bilancio per le missioni di peacekeeping ONU e circa il 50% di contributi a fondi e programmi ONU. Le relazioni tra le due istituzioni sono iniziate nel 1974 e oggi l’Unione Europea è parte di più di cinquanta accordi e convenzioni multilaterali dell’ONU in aree in cui il trasferimento di sovranità dagli stati membri si è già verificato. Eppure non è soltanto per questi fattori che l’Unione Europea rappresenta oggi un attore cruciale del contesto mondiale. La proiezione esterna dell’Unione Europea è caratterizzata da un alto tasso di normatività, sia implicita sia esplicita, dove per normatività possiamo quindi intendere brevemente l’appello a valori e principi con pretese di validità universalistiche. Sin dagli anni ’70 la componente normativa ha cominciato a permeare i documenti programmatici europei. La sua ancora poco strutturata politica estera è dunque comprensibile solo alla luce di un ambizione normativa che, insieme ai più tradizionali strumenti diplomatici, rappresenta un unicum nello scenario internazionale. È questo accento normativo l’aspetto che maggiormente distingue la politica estera europea dalle politiche perseguite dagli altri attori globali o regionali.

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