Spagna

L’argomento trattato nel Focus del numero 4-2016 della Rivista di Studi Politici conosce ai giorni nostri una rinnovata attenzione scientifica, a fronte di decenni di colpevole sottovalutazione: la condizione giovanile è oggi considerata un indicatore del grado di sviluppo della società e del livello di consapevolezza dei suoi membri, oltre che una seria ipoteca sulla traiettoria futura delle relazioni sociali al suo interno. Nel giovane non c’è solo il cittadino di domani, ma c’è anche l’individuo di oggi, un soggetto “debole” che necessita di supporto dalla propria famiglia e dallo Stato. Studiare la condizione giovanile, di conseguenza, significa da un lato approfondire tangenzialmente una riflessione sulle nuove e sulle vecchie tipologie familiari, sulla dimensione affettiva e sulle relazioni all’interno dei gruppi primari, dall’altro valutare concretamente le conseguenze della riduzione del welfare, del taglio dei servizi – scuola, sanità, cultura – dell’indebolimento delle basi valoriali su cui si basa una società, in una sorta di semplicistico “omaggio” al relativismo di turno. Osservare negli occhi i giovani, infine, vuol dire anche ottenere una prospettiva privilegiata sull’Europa che si appresta a festeggiare i sessanta anni dei Trattati costitutivi e vive, allo stato attuale, una transizione a dir poco complicata. Il combinato disposto tra il Focus del presente numero della Rivista, le pubblicazioni di carattere multidisciplinare che l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” ha già iniziato a diffondere e un articolato piano di ricerca empirica presso alcune tra le maggiori università italiane fornirà, nel nostro augurio, un quadro non banale sul “pianeta giovani”, in un’ottica comparativa e aperta a prospettive plurali.

Con questo numero la «Rivista di Studi Politici» presenta ai suoi lettori e all’intera comunità scientifica una nuova veste grafica: si tratta di un restyling – come si usa dire – che lavora però in linea di continuità con il passato, senza stravolgimenti o ripensamenti, ma perseguendo semplicemente l’obiettivo di avvicinarsi ai canoni estetici dell’editoria scientifica, sempre in mutamento. L’ultima importante rivisitazione grafica della «Rivista di Studi Politici», fondata dall’indimenticato Francesco Leoni e vetusta ormai di gloria, si ebbe nel 2006, giusto dieci anni fa, in corrispondenza del cambio nella direzione della Rivista e nella presidenza dell’Istituto. Già all’epoca, l’analisi della Rivista delle dinamiche socio-politiche volgeva all’obiettivo di rafforzare e possibilmente moltiplicare le società aperte e le “democrazie mature”. Dopo dieci anni quell’obiettivo è ancora ben presente. Scrivemmo: “Dalla politica all’economia, dalla storia alle scienze sociali, l’ambizione è far diventare questa rivista laboratorio di idee, momento di confronto, palestra di dibattito, che possa favorire – con il rigore degli studi e degli strumenti della ricerca – la lettura e la comprensione della contemporaneità in tutte le sue manifestazioni”. Sottoscriviamo ancora oggi la suddetta affermazione e la supportiamo con un’offerta culturale che coinvolge sia docenti esperti – veri punti di riferimento nelle rispettive discipline – sia giovani studiosi ancora in formazione, ma già ben strutturati nella metodologia di lavoro. Soprattutto, proponiamo attraverso la Rivista i prodotti scientifici dell’Istituto, nelle sue principali linee di ricerca, nella ferma convinzione che la massima diffusione di quanto esperito nei nostri studi sia di ausilio all’intera comunità scientifica. Per questo motivo, il Focus del presente numero riprende alcune riflessioni presenti nell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo, fortunata pubblicazione dell’Istituto giunta alla terza edizione e curata da Francesco Anghelone e Andrea Ungari. Tunisia, Libia ed Egitto sono analizzati nella loro evoluzione storica: si tratta, evidentemente, di tre paesi non scelti a caso, ma emblematici del contesto maghrebino. Dalla Tunisia, ormai cinque anni fa, partì quella “Primavera araba” che infiammò i nostri cuori, in una speranza – poi tradita – di diffusione dei valori di libertà e democrazia; la Libia e l’Egitto rappresentano, invece, due risposte opposte della medesima crisi politica, originata dalla fatale caduta dei due regimi divenuti nel tempo vero satrapie. La Libia è sprofondata in una continua guerra civile e tribale, che pone dubbi addirittura sull’esistenza di uno Stato; l’Egitto, al contrario, ha scelto la via autoritaria di al-Sisi, con il diritto di protesta barattato in cambio della stabilità politica. È inevitabile, in tal senso, dedicare un ricordo al nostro giovane connazionale, Giulio Regeni.

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