Roma

L’interesse del nostro Istituto per il Latino America affonda le sue radici nelle ricerche degli ultimi anni, si è poi concretizzato nel convegno internazionale del gennaio 2017 sull’evoluzione della presenza della Chiesa nel subcontinente latinoamericano (“Da Puebla ad Aparecida”, di cui presto saranno a disposizione gli Atti), e trova una ulteriore e aggiornata testimonianza nel Focus del presente numero della Rivista di Studi Politici, nel quale il Latino America viene analizzato attraverso la lente del concetto di ‘resilienza’ che, mutuato dalle cosiddette “scienze esatte” (né si tratta del primo caso: si pensi ai lemmi ‘rivoluzione’ e ‘resistenza’), indica la capacità adattiva delle comunità umane di fronte alle sfide della globalizzazione e dei suoi “costi sociali”, spesso affrontati senza il conforto dello Stato e del suo welfare. È il caso anche del Latino America, dove la “solitudine” dell’indigeno, dell’abitante delle favelas, della madre di famiglia sola, del menino de rua provoca storie di disperazione ma, in un numero sempre crescente di casi, anche legami di solidarietà e percorsi cooperativi, autogestiti, orgogliosamente “cocciuti”, appunto resilienti. Perché la Vita non si rassegna e cerca pervicacemente tunnel e cunicoli carsici per riemergere, nonostante tutto. Ci riuscirà, anche nei contesti più tumultuosi e violenti delle società latinoamericane? È la nostra speranza, nella ferma convinzione – condivisa con gli Autori del Focus di questo numero – che solo la collaborazione tra istituzioni e cittadinanza potrà permettere il riscatto di chi è in difficoltà e la valorizzazione delle pratiche di resilienza, tanto urbana quanto indigena.

I capitoli di questo volume sono un prezioso filo di Arianna attraverso i meandri della toponomastica romana, che tiene conto di una cultura popolare millenaria, evolutasi in modo spontaneo e spesso incomprensibile nel corso dei secoli. La ricerca di Giovannini non esclude alcuna possibilità e, quando serve, si lascia guidare dalla stessa fantasia che ha sedotto i romani. Per spiegare la ragione di un toponimo, se non viene in soccorso un documento o un monumento, l’autore ricorre ad una leggenda o ad una diceria, intrecciando le informazioni tratte dai testi medioevali, dalle delibere comunali e a volte semplicemente dalle voci del volgo. Uno studio affascinante, che mescola senza timidezza la fonte più scientifica con quella più popolare, il “sentito dire” antico e consolidato con ciò che è scolpito nel marmo. L’unico modo, forse, per orientarsi nell’intreccio delle vie di Roma, attraente e rischioso come un labirinto.
I nomi delle antiche strade di Roma raccontano storie di uomini e donne che hanno contribuito a rendere grande il destino della nostra città. Nomi e termini curiosi, che al turista possono dire poco o nulla e che del romano d’oggi non richiamano neanche più l’attenzione: ormai abituati alla città, non ci si chiede il “perché” di tante cose sempre sotto i nostri occhi… Partendo dalle targhe stradali, dalle indicazioni toponomastiche che osserviamo distrattamente tutti i giorni, possiamo entrare in contatto con la storia della città, sin dalle sue origini: i nomi raccontano e nascondono storie, e ovviamente quelli delle strade di Roma non fanno eccezione. La Roma antica non è solo un ricordo, non è solo un reperto archeologico. Certi luoghi hanno infatti conservato nel loro toponimo il ricordo di vicende e fatti storici fondamentali, che spesso trovano spazio soltanto nei manuali per esperti. Questo volume ci permette di ripercorrere più di duemilacinquecento anni di civiltà, con la possibilità di fare memoria di gesti ed esperienze che molto possono ancora insegnare ai cittadini del nostro tempo, soprattutto ai più giovani, esponendo uno studio scientifico con un linguaggio snello e accattivante.

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