Mediterraneo

Se il Novecento è stato un secolo breve, secondo la nota definizione di Hobsbawm, anche la vita della Prima Repubblica italiana – termine che accogliamo nella sua sola valenza giornalistica – va quantomeno ridimensionata, limitandone la portata temporale, che sarebbe d’uopo far terminare con il 1978, anno in cui – ucciso Aldo Moro – muta irrimediabilmente il rapporto di fiducia sistemica che caratterizzava il Paese – pur nella vivacità della sua dialettica politica – e che era stato sancito, trenta anni prima, da quel passaggio epocale che è protagonista del Focus del presente numero della Rivista.

La strage di Nizza, i venti di guerra civile in Turchia, fino alle continue tensioni negli Stati Uniti, il massacro nella redazione di Charlie Hebdo, la spiaggia tunisina, l’aeroporto di Bruxelles, il Bataclan, poi gli eccidi di Baghdad e di Dacca: tanti grani di un rosario e tante spine di una corona. Oggi più che mai è il tempo dell’analisi razionale e dell’approccio scientifico sul terrore e sulla violenza politica: la condanna morale non basta, è necessario capire le variabili dei progetti di morte che si diffondono su scala mondiale, quasi come ennesimo indotto della globalizzazione delle relazioni e dei contatti tra esseri umani. La «Rivista di Studi Politici» muove la sua riflessione dalla parte idealmente opposta: il linguaggio della pace e della carità, che trova un megafono in papa Francesco. E non potrebbe essere altrimenti, per un pontefice che ha deciso da subito di “rinnovare nella continuità”, tenendo insieme le diverse sensibilità della Chiesa e volgendole verso una unità di intenti.
L’Istituto e la LUMSA, promuovono per lunedì 7 marzo p.v., alle ore 11, presso l’aula 15 dell'Ateneo, in via Pompeo Magno 22, la presentazione della ricerca, IL MEDITERRANEO CHE VERRÀ, realizzata dall'Istituto e curata da Matteo Pizzigallo. All'incontro saranno presenti gli autori e il curatore dell'opera.

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