Libia

Il terzo numero della Rivista di Studi Politici dedica il suo Focus al governo locale, mediante una prospettiva multidisciplinare e scientificamente pregevole: Stefano Sepe ed Ersilia Crobe delineano i profili storici del rapporto centro-periferia, nel contesto italiano, evidenziando i “vizi originali” di un percorso contraddittorio e incompleto, per il quale le responsabilità vanno allargate ad altri enti – si pensi alle Regioni – da sempre inopportunamente sottodimensionate. Governo locale significa anche, purtroppo, ingerenza del malaffare e inserimento degli interessi della criminalità organizzata: Antonio La Spina fornisce un quadro esaustivo dello strumento del voto di scambio, con il quale le organizzazioni criminali italiane hanno costruito solidi e duraturi rapporti con la classe politica locale. Va ribadita, però, una premessa importante: le mafie italiane mostrano una pericolosa duttilità nell’insinuarsi nei gangli delle amministrazioni, a volte esplicitando la propria volontà, in altri casi “scavando” nell’oscurità. Per questo motivo è importante indagare l’intervento della criminalità nella vita politica del Paese utilizzando anche un approccio grass-roots, come fa Diego Forestieri, analizzando il percorso di scioglimento dei comuni con infiltrazioni malavitose e puntando l’attenzione sulle rappresentazioni, presso la cittadinanza, del fenomeno mafioso. Ne scaturisce un quadro sicuramente preoccupante, nel quale il sentimento di disaffezione e sfiducia verso la politica alimenta un vuoto che le mafie sono leste a riempire, evidentemente non solo nell’ambito meridionale.

Con questo numero la «Rivista di Studi Politici» presenta ai suoi lettori e all’intera comunità scientifica una nuova veste grafica: si tratta di un restyling – come si usa dire – che lavora però in linea di continuità con il passato, senza stravolgimenti o ripensamenti, ma perseguendo semplicemente l’obiettivo di avvicinarsi ai canoni estetici dell’editoria scientifica, sempre in mutamento. L’ultima importante rivisitazione grafica della «Rivista di Studi Politici», fondata dall’indimenticato Francesco Leoni e vetusta ormai di gloria, si ebbe nel 2006, giusto dieci anni fa, in corrispondenza del cambio nella direzione della Rivista e nella presidenza dell’Istituto. Già all’epoca, l’analisi della Rivista delle dinamiche socio-politiche volgeva all’obiettivo di rafforzare e possibilmente moltiplicare le società aperte e le “democrazie mature”. Dopo dieci anni quell’obiettivo è ancora ben presente. Scrivemmo: “Dalla politica all’economia, dalla storia alle scienze sociali, l’ambizione è far diventare questa rivista laboratorio di idee, momento di confronto, palestra di dibattito, che possa favorire – con il rigore degli studi e degli strumenti della ricerca – la lettura e la comprensione della contemporaneità in tutte le sue manifestazioni”. Sottoscriviamo ancora oggi la suddetta affermazione e la supportiamo con un’offerta culturale che coinvolge sia docenti esperti – veri punti di riferimento nelle rispettive discipline – sia giovani studiosi ancora in formazione, ma già ben strutturati nella metodologia di lavoro. Soprattutto, proponiamo attraverso la Rivista i prodotti scientifici dell’Istituto, nelle sue principali linee di ricerca, nella ferma convinzione che la massima diffusione di quanto esperito nei nostri studi sia di ausilio all’intera comunità scientifica. Per questo motivo, il Focus del presente numero riprende alcune riflessioni presenti nell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo, fortunata pubblicazione dell’Istituto giunta alla terza edizione e curata da Francesco Anghelone e Andrea Ungari. Tunisia, Libia ed Egitto sono analizzati nella loro evoluzione storica: si tratta, evidentemente, di tre paesi non scelti a caso, ma emblematici del contesto maghrebino. Dalla Tunisia, ormai cinque anni fa, partì quella “Primavera araba” che infiammò i nostri cuori, in una speranza – poi tradita – di diffusione dei valori di libertà e democrazia; la Libia e l’Egitto rappresentano, invece, due risposte opposte della medesima crisi politica, originata dalla fatale caduta dei due regimi divenuti nel tempo vero satrapie. La Libia è sprofondata in una continua guerra civile e tribale, che pone dubbi addirittura sull’esistenza di uno Stato; l’Egitto, al contrario, ha scelto la via autoritaria di al-Sisi, con il diritto di protesta barattato in cambio della stabilità politica. È inevitabile, in tal senso, dedicare un ricordo al nostro giovane connazionale, Giulio Regeni.

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, alla fine del mese di giugno emana un decreto – di cui è lecito chiedersi il posizionamento nella gerarchia delle fonti di legge – sulle “Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari” nel quale ricorda al personale sanitario la necessità della piena applicazione della legge 194/78, garantendo una completa assistenza alle donne che si rivolgono ai Consultori per interrompere una gravidanza. È un chiaro messaggio agli obiettori di coscienza, a cui viene espressamente ricordato il dovere di garantire cure e prescrizioni contraccettive. È un’ennesima conferma di come quelle che vengono chiamate “scelte etiche difficili” rappresentino nel nostro Paese un terreno non ancora pacificato, nel quale lo scontro tra mondo laico e cattolico non accenna a placarsi, neanche intorno a quelli che dovrebbero essere valori fondamentali per la tutela umana e per la sua libertà. Questo numero della «Rivista di Studi Politici» è strutturato, di conseguenza, intorno alla dialettica tra Stato e fede, tra scienza giuridica e arbitrio individuale, tra decisioni della maggioranza e agibilità del singolo individuo.

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