legalità

Il Focus del terzo numero della «Rivista di Studi Politici» è affidato alla scottante tematica della comunicazione politica, alternando – come nostro costume redazionale – contributi teorici ad altri empirici, riferiti a casi studio che hanno recentemente infiammato l’opinione pubblica. Ernesto Preziosi offre al lettore un’interessante e originale prospettiva in base alla quale la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi è considerata solamente un epifenomeno – e non la principale causa – della personalizzazione della politica che affligge il nostro Paese da diversi decenni. La disaffezione che i cittadini italiani mostrano di avere, almeno “carsicamente”, nei confronti del sistema politico è oggetto anche dell’analisi di Stefano Sepe, sullo sfondo della cosiddetta “democrazia del leader” e dell’ossessiva – da parte di questi – ricerca di consenso, spesso mediante strumenti comunicativi deputati a ciò, ma totalmente sganciati da una progettualità politica. Si prenda il caso statunitense, oggi sulla cresta dell’onda. Il punto, a nostro avviso, non consiste nello stabilire le vere o solo presunte ingerenze russe nelle elezioni Usa, quanto nell’approfondire la strategia comunicativa di Donald Trump, risultata decisiva per la vittoria elettorale di un candidato addirittura inviso a buona parte del suo stesso partito. Il contributo di Eugenio Camodeo, come pure quello di Paolo De Nardis e Luca Alteri, sottolinea come un sapiente utilizzo dei vecchi e dei nuovi media abbia caratterizzato la chiave di volta non solo per il sorprendente trionfo di colui che Giuliano Ferrara definisce “l’Impostore arancione”, ma anche per la precedente – duplice e non meno inattesa – vittoria di Obama: entrambi hanno saputo trovare il giusto bilanciamento tra le istanze di cambiamento espresse da una fetta consistente dell’elettorato e la canalizzazione di tale malcontento in favore di un candidato outsider. Alla vigilia di una campagna elettorale che si annuncia, per il nostro Paese, lunga e “tempestosa”, la questione della legge elettorale continua a essere il perno delle reciproche invettive tra gli opposti schieramenti. “È così in ogni Paese”, si è tentati di affermare, ma altrove – dobbiamo ammetterlo – si vola più in alto e la dialettica politica quotidiana consente riflessioni generalizzabili e non prive di un respiro teorico. Ne costituisce un esempio il contributo di Giuliano Bianchi di Castelbianco, il quale – partendo dalle elezioni politiche e dal sistema elettorale nella Repubblica di San Marino – propone al lettore un più ampio ragionamento sulla applicabilità pratica dei modelli politologici e, in generale, delle teorizzazioni proprie delle scienze sociali.

Prefazione di Elio Palombi Il focus della ricerca è incentrato sul ruolo di una subcultura deviante all’interno della P.A. e in relazione alle aree geografiche e istituzionali interessate. La presenza di comportamenti illeciti da parte dei funzionari pubblici/dirigenti si distribuisce difatti in maniera eterogenea non solo tra macro regioni ma anche nell’ambito dell’area meridionale realizzando una correlazione negativa fra tipologie di crimini e cultura dominante in un dato territorio in cui i fondi e le risorse pubbliche rischiano quotidianamente di essere distribuiti in modo inadeguato. Si può così rintracciare un nesso causale bidirezionale, con l’intento di evidenziare che al crescere il numero dei delitti dei colletti bianchi aumenta la sfiducia nelle istituzioni e nei confronti di chi le rappresenta, le gestisce e nei confronti di chi vi opera e, diminuendo la credibilità di un accesso equo e uguale per tutti ai servizi e/o prestazioni, aumenta quel sostrato di ambiguità che alimenta una cultura deviante all’interno delle istituzioni stesse spezzando quel patto sociale, quel vincolo fiduciario fra cittadino e Pubblica Amministrazione. La prospettiva investigante concerne il tipo criminale del colletto bianco come idealtipo esplicativo che, in ragione di una adesione (anche estemporanea) ai valori di una subcultura deviante come fenomeno sociologico, si intreccia con altri tipologie di fenomeni inevitabilmente correlati: la corruzione politica, l’espansione dei gruppi criminali nella P. A., la legislazione dì emergenza, la proliferazione delle lobbies e trovano una loro ragion d’essere in una radicata cultura clientelare, nell’affrancamento dei gruppi criminali dal ceto politico-amministrativo.

1. Premessa: perché gli ordinamenti costituzionali del secondo Novecento ritengono un valore ineliminabile il diritto all’obiezione di coscienza?

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