giustizia

«Dunque, tutti i diritti, de’ quali le persone nascono fornite, non hanno altro fine salvoché il fine d’ogni essere sensitivo, cioè il conservarsi col minimo de’ dolori»
(ƒ XIV, Cap. I, Lezioni)

Il volume di A. La Spina Il mondo di mezzo. Mafie e antimafie si inserisce sulla scia di un approfondimento scientifico che l’Autore coltiva da diversi anni, basti ricordare che la sua espressione “legalità debole”, tesa ad indicare l’indebolimento istituzionale in un contesto depresso, ha assunto nel linguaggio scientifico dell’Accademia italiana una sua valenza entrando nel lessico ordinario degli studiosi. Il mondo di mezzo. Mafie e antimafie pubblicato per la società editrice Il Mulino nel mese di Gennaio 2016 costituisce un agile e versatile studio sul fenomeno delle mafie e del loro opposto. In particolare, il nostro Autore individua un pluralismo mafioso giacché l’universo delle mafie è variegato e complesso e si articola in varie tipologie: dalla Camorra a Cosa Nostra, dalla ‘Ndrangheta a gruppi locali come la Stidda e i Cursoti, fino ad arrivare a nuove realtà autoctone come nel caso di Mafia Capitale.

Il Focus del secondo numero della Rivista di Studi Politici dell’Istituto “S. Pio V” è dedicato alla “piccola Europa” di enti sovrani che, pur privi di roboanti eserciti e di ambiziose dirigenze politiche, alimentano le radici dell’europeismo, sia perché la loro “anzianità” affonda nella storia, sia perché sono permeati di valori coerenti con il sistema assiologico suggerito dai trattati continentali: solidarietà, cooperazione, carità e “resilienza” sono i tratti comuni dello Stato della Città del Vaticano, della Repubblica di San Marino e del Sovrano Militare Ordine di Malta. Roberto Regoli legge il conclave del 2005, che nominò al soglio pontificio Joseph Ratzinger, come esempio emblematico della politics vaticana, che vede nel conclave il momento culminante di un sistema di trattative e di alleanze, del tutto simile alla migliore dialettica della politica “secolarizzata”. Nel saggio di Giuliano Bianchi di Castelbianco troviamo un’attenta illustrazione della forma di Stato e di governo della Repubblica di San Marino, cioè di uno Stato territorialmente e demograficamente limitato, ma ben connotato in quanto a identità storico-culturale, quasi che ancora oggi i Sammarinesi sentissero l’eco di quel tagliapietre dalmata dell’isola di Arbe, di nome Marino, che si narra abbia fondato il piccolo Stato, nel lontano 301 d.C., per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore romano Diocleziano contro i cristiani. Il caso del Sovrano Militare Ordine di Malta, descritto da Eugenio Ajroldi di Robbiate, assume un’ulteriore particolarità, dal momento che non si tratta di un ente territoriale: la perdita delle isole di Malta e di Rodi, lungi dall’essere un vulnus, suggerì all’Ordine dei cavalieri di San Giovanni una vera e propria rifondazione interna. Sganciato dagli obblighi temporali e dagli impegni militari, l’Ordine valorizzò la sua originaria missione di servizio in favore dei malati e degli indigenti. Novecento anni dopo la sua fondazione, ancora oggi i Cavalieri di Malta si schierano al fianco di chi soffre, in un’epoca in cui guerre asimmetriche, persecuzioni religiose e crisi economiche allargano la forbice tra i ricchi e i poveri, tra i privilegiati e i reietti.

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