La Caritas in Veritate, terza enciclica del Pontificato di Benedetto XVI, è stata definita l'enciclica della globalizzazione. Un richiamo forte ai valori etici dell'economia, un richiamo forte alla società affinchè si dimostri in grado di portare avanti uno sviluppo più giusto e più umano.
“Ho un sogno: che un giorno, sulle rosse colline della Georgia, i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi riusciranno a sedersi insieme al tavolo della fratellanza… Ho un sogno: che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non siano giudicati in base al colore della loro pelle, ma in base al contenuto del loro carattere.”
L'elezione id Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti ha rappresentato una svolta epocale nella politica americana. Dopo gli anni del conservatorismo di G. W. Bush gli americani hanno scelto di cambiare radicalmente rotta affidando la guida del Paese a Barack Obama, il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti. A lui guarda il mondo, a lui il compito di rispondere alle enormi aspettative suscitate dalla propria elezione.
Probabilmente si parla tanto di etica perché in campo economico-finanziario ce n’è assai poca. “Bisogna avere un caos dentro per partorire una stella danzante”, scrisse Nietzsche, e forse al punto in cui è giunto il sistema economico globale con le sue magnifiche e progressive sorti dell’arricchimento a tutti i costi e dell’avventurismo finanziario, una bussola etica, un cielo stellato sopra e una legge morale dentro, sono diventati davvero un imperativo categorico per una governance mondiale.
Negli ultimi mesi l’impennata generalizzata dei prezzi alimentari e dei fertilizzanti ha investito diversi Paesi ricchi con indici di crescita negli ultimi due anni fino al 40% e ha affamato ulteriormente i Paesi poveri o in via di sviluppo. È evidente che questa nuova sfida rischia di sovvertire l’equilibrio sociale ed economico del sistema globale, per quel che riguarda la disponibilità dei beni primari. Il giorno prima che il vertice FAO di Roma si concludesse con un sostanziale fallimento, o, guardandolo con occhio benevolo, con un compromesso al ribasso, che in sostanza non ha consentito di prendere posizione su nulla, alla borsa di Chicago veniva segnato il record storico del prezzo del granoturco.
Tra Olimpiadi vetrina e realpolitik, è su questa lettura un po’ anticonformista che si sta dipanando il calvario tibetano schiacciato dallo strapotere del colosso cinese. Il drago rampante corre, anzi brucia con il suo Pil a due cifre le pachidermiche economie occidentali, zavorrate da un turbo-capitalismo che balla sull’orlo del precipizio, ritagliato a misura di una speculazione fatta di finanza derivata e incalcolabili rischi speculativi. Un tavolo d’azzardo globalizzato.
Si può, oggi, temere il confronto? sembrerebbe davvero un controsenso nel Terzo millennio, al tempo del multi-culturalismo, dell’incontro di civiltà e dell’incontro verso tutte le religioni promosso da Wojtyla durante il precedente pontificato. E la guida suprema di una confessione religiosa può interloquire con il mondo accademico sul concetto di fede e scienza, di fede e ragione, di ragione e conoscenza, anche se con categorie diverse rispetto al mondo scientifico? Su tale questione è sembrata prevalere una sorta di preclusione al confronto, dimostrata dalla protesta che si è sollevata all’annuncio che Benedetto XVI sarebbe intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008 dell’Università “Sapienza”.
È stato sul tema “Bene comune oggi: un impegno che viene da lontano” che si è incentrato il centenario delle Settimane Sociali dei cattolici del 2007. Le Settimane Sociali possono essere intese come l’elaborazione culturale dei cattolici sui temi e i valori che coinvolgono il loro impegno nella res publica. L’ispirazione costante sulla quale si è fondato da sempre questo intervento è stata e continua a essere la “Dottrina Sociale della Chiesa”, come ha scritto nella sua lettera alle assise dei cattolici italiani Sua Santità Papa Benedetto XVI: “Il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, rifacendosi all’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II, specifica che il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro”.
Questo numero va a coincidere con un evento molto speciale: i trentacinque anni di vita dell’Istituto di Studi Politici “San Pio V”, celebrati con l’annullo filatelico del francobollo - serie tematica “Scuole e Università” - dedicato dall’Ente poste. L’Istituto ha da sempre ispirato la propria azione in piena coerenza agli ideali ed ai valori cristiani, per la promozione umana e della comunità civile nel bene comune. Fondato nel 1972 quale ente di cultura e di formazione superiore, ha lo scopo di promuovere gli studi nelle discipline umanistiche ed economiche, con particolare attenzione per quelle storico-politiche. Le attività di studio dell’Istituto - di cui dà conto con pubblicazioni la casa editrice Apes - si fondano, tra l’altro, su un solido patrimonio archivistico e bibliotecario e sono sostenute dalla passione e dall’impegno di giovani ricercatori, il valore aggiunto di questa istituzione, che quotidianamente si misurano sul terreno della speculazione teorica e degli studi empirici.
Esiste una soluzione alla “Questione meridionale”? Per tentare di rispondere a questa domanda abbiamo pensato di ospitare in questo numero, tra gli altri, due saggi illustri. Uno di Nicola Mancino, stimato uomo politico e di governo, che ricostruisce il pensiero e l’azione di un grande meridionalista, Guido Dorso, e permette di intravedere uno dei principali punti deboli del nostro Sud: una politica orfana di qualsiasi idealità, che ha cercato di difendersi con pretesti storici e che galleggia appiattita sul mantenimento di enclavi di potere, disposta a rendersi spesso succube del mondo economico. L’altro di Piero Barucci, economista e già ministro del Tesoro, che nella sua analisi sottolinea i problemi e pone l’accento sui possibili rimedi di cui il nostro Meridione avrebbe bisogno per risalire la china dello sviluppo e soprattutto per ridurre il divario tra Nord e Sud, che continua a caratterizzare tutti gli indicatori macroeconomici. Il Mezzogiorno, insomma, nonostante gli aiuti di stato - e proprio in ragione di un dissennato uso di questi - sembra non riuscire a decollare.

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