La prima edizione italiana del libro di Jan Patočka, Due studi su Masaryk è il risultato di una ricerca finanziata dall’Istituto di Studi Politici S. Pio V. Il progetto è stato promosso e diretto da Benedetto Coccia ed è stato realizzato da un gruppo di ricercatori composto, oltre che dal curatore dell’edizione, dal direttore dell’Archivio Jan Patočka di Praga Ivan Chvatík, Viviana Pansa e Luca Sinibaldi. Successivamente, Edoardo Ferrario ha accettato di contribuire alla ricerca con un saggio presente nella sezione del volume denominata “Discussioni”. L’opera è composta da due saggi intitolati, rispettivamente, Il tentativo di una filosofia nazionale ceca e il suo fallimento e Sulla filosofia della religione di Masaryk. L’autore scrisse i due studi tra il 1975 e il 1976 e nel 1977 li consegnò all’editrice samizdat Edice petilce che stampò il lavoro qualche tempo dopo la morte di Patočka (13 marzo dello stesso anno). Due studi su Masaryk è dunque l’ultima opera progettata, redatta e compiuta da Jan Patočka, il quale, attraverso il confronto con il pensiero di Tomaš Garrigue Masaryk torna sui luoghi del suo intero percorso filosofico. Nel primo dei due studi, la filosofia della storia si intreccia e questioni politiche. Nel secondo saggio, invece, la riflessione teoretica scorre lungo le questioni morali e teologiche poste dall’autore mediante il confronto diretto, oltre che con Masaryk, con Kant, Nietzsche, Dostoevskij. Jan Patočka nasce il 1° giugno 1907, erede diretto di Edmund Husserl e Martin Heidegger, è tra i più profondi interpreti dell’eredità fenomenologica, filosofo e storico della filosofia tra i più grandi del Novecento. Nel 1936 ottiene l’abilitazione con lo scritto Il mondo naturale e la fenomenologia. Dal 1937 al 1949 insegna presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Carlo di Praga. Dal 1950 al 1968 lavora come ricercatore, prima presso l’Istituto T.G.Masaryk, poi all’Istituto pedagogico dell’Accademia delle scienze cecoslovacca. Dopo la primavera di Praga (1968) torna alla docenza, che esercita tuttavia solo fino al 1972, annp in cui il partito comunista lo pone anticipatamente in pensione. Nel 1977 accetta il ruolo di portavoce di Charta 77. Muore il 13 marzo dello stesso anno, dopo un malore seguito a un estenuante interrogatorio della StB.
I capitoli di questo volume sono un prezioso filo di Arianna attraverso i meandri della toponomastica romana, che tiene conto di una cultura popolare millenaria, evolutasi in modo spontaneo e spesso incomprensibile nel corso dei secoli. La ricerca di Giovannini non esclude alcuna possibilità e, quando serve, si lascia guidare dalla stessa fantasia che ha sedotto i romani. Per spiegare la ragione di un toponimo, se non viene in soccorso un documento o un monumento, l’autore ricorre ad una leggenda o ad una diceria, intrecciando le informazioni tratte dai testi medioevali, dalle delibere comunali e a volte semplicemente dalle voci del volgo. Uno studio affascinante, che mescola senza timidezza la fonte più scientifica con quella più popolare, il “sentito dire” antico e consolidato con ciò che è scolpito nel marmo. L’unico modo, forse, per orientarsi nell’intreccio delle vie di Roma, attraente e rischioso come un labirinto.
C'è un lusso che non possiamo permetterci: pensare ai diritti umani solo in maniera teorica, come a un'agenda pubblica lastricata di buone intenzioni, ma in fondo irrealizzabile. Se così fosse, i diritti umani sarebbero inutili, se non addirittura dannosi. Il presente lavoro, invece, si basa sugli "Umani diritti", cioè sulla pratica delle libertà fondamentali, intendendo in tal senso anche le disuguaglianze economiche, la repressione degli spazi di libertà femminile, il diritto alla salute, il ruolo delle Organizzazioni non governative e l'odierno dibattito su una democrazia non solo formale e non solo elettorale.
Le vicende degli Stati della sponda sud del Mediterraneo, a due anni dall’esplosione della “Primavera araba”, costituiscono una delle principali sfide che la comunità internazionale e, in particolar modo, l’Europa dovranno affrontare e risolvere nei prossimi anni. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori, il conflitto in atto orami da tempo in Siria e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale dei prossimi anni. Per tale motivo il volume si propone, attraverso delle riflessioni puntuali sugli argomenti più scottanti e tramite delle agili, ma complete schede Paese, di essere uno utile strumento per comprendere il passato storico e la recente evoluzione dei Paesi del Mediterraneo afro-asiatico. La prefazione di Antonio Iodice, presidente dell’Istituto di Studi Politici San Pio V, e l’introduzione di Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, contribuiscono ad arricchire il volume.
Quaderni Mediterranei è la prima di una serie di pubblicazioni curate dall'Osservatorio sul Mediterraneo dell'Istituto di Studi Politici "S. Pio V".
I nomi delle antiche strade di Roma raccontano storie di uomini e donne che hanno contribuito a rendere grande il destino della nostra città. Nomi e termini curiosi, che al turista possono dire poco o nulla e che del romano d’oggi non richiamano neanche più l’attenzione: ormai abituati alla città, non ci si chiede il “perché” di tante cose sempre sotto i nostri occhi… Partendo dalle targhe stradali, dalle indicazioni toponomastiche che osserviamo distrattamente tutti i giorni, possiamo entrare in contatto con la storia della città, sin dalle sue origini: i nomi raccontano e nascondono storie, e ovviamente quelli delle strade di Roma non fanno eccezione. La Roma antica non è solo un ricordo, non è solo un reperto archeologico. Certi luoghi hanno infatti conservato nel loro toponimo il ricordo di vicende e fatti storici fondamentali, che spesso trovano spazio soltanto nei manuali per esperti. Questo volume ci permette di ripercorrere più di duemilacinquecento anni di civiltà, con la possibilità di fare memoria di gesti ed esperienze che molto possono ancora insegnare ai cittadini del nostro tempo, soprattutto ai più giovani, esponendo uno studio scientifico con un linguaggio snello e accattivante.
Il volume ripercorre la storia recente dei rapporti tra la Santa Sede e la Turchia. L'Autore, attraverso un approfondito studio dei documenti presenti sia presso l'Archivio Segreto Vaticano che presso diversi archivi di Istanbul, ricostruisce gli eventi che portarono all'avvio delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Turchia e il Vaticano. Centrale, nell'opera, è la figura di Monsignor Angelo Roncalli, Delegato Apostolico a Istanbul dal 1935 al 1944 e vero artefice, salito al soglio pontificio, dell'avvio dei rapporti diplomatici tra i due Stati.

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