Con Credenti, non credenti: storia di un confronto politico non si è inteso ripercorrere puntualmente un percorso storico ma, più semplicemente, grazie all’impegno di valenti ricercatori ai quali va il ringraziamento dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V, ricostruire alcuni passaggi ritenuti fondamentali nel dialogo talvolta fattosi scontro, tra credenti e non credenti nel nostro Paese.
L’inadeguatezza complessiva della classe dirigente appare sempre più come il problema del nostro Paese che, per strane coincidenze storiche, non si rivela secondo a nessuno quanto a primigenie riflessioni di scienza politica (Machiavelli) come pure a inedite soluzioni di crisi epocali (Fascismo). Il laboratorio politico Italia, infatti, se versa in un lento declino dal punto di vista delle sue élite, rimane pur tuttavia al centro dell’attenzione di studiosi delle discipline politiche perché da sempre rilevatore di alcune tendenze o derive che spesso si rigenerano successivamente in altri paesi.
Sotto il “livello di rimpiazzo generazionale” dal 1978, l’Italia ha toccato il livello di fecondità più basso (1,19 figli per donna) nel 1995 risalendo nel 2014 a 1,39. Cifre che ci parlano di un Paese che da troppi anni non riesce ad avere un ricambio generazionale, fino ad avere nel 2013 un saldo negativo di 86 mila unità nel rapporto nascite – decessi. Eppure non è sempre stato così: alla nascita del Regno d’Italia, solo un secolo e mezzo fa, i figli per donna erano circa 5. Cosa è successo in questi anni? Quali processi economici, sociali e culturali, hanno così radicalmente cambiato la fisionomia del popolo italiano? Quali scenari politici hanno portato la nostra società ad un declino demografico che la porta ormai da decenni inesorabilmente ad invecchiare? È possibile una ripresa complessiva del sistema Italia a prescindere da una azione concreta di sostegno alla natalità e alla famiglia? Questi alcuni degli interrogativi ai quali questo volume cerca di dare una risposta.
Prefazione di Elio Palombi Il focus della ricerca è incentrato sul ruolo di una subcultura deviante all’interno della P.A. e in relazione alle aree geografiche e istituzionali interessate. La presenza di comportamenti illeciti da parte dei funzionari pubblici/dirigenti si distribuisce difatti in maniera eterogenea non solo tra macro regioni ma anche nell’ambito dell’area meridionale realizzando una correlazione negativa fra tipologie di crimini e cultura dominante in un dato territorio in cui i fondi e le risorse pubbliche rischiano quotidianamente di essere distribuiti in modo inadeguato. Si può così rintracciare un nesso causale bidirezionale, con l’intento di evidenziare che al crescere il numero dei delitti dei colletti bianchi aumenta la sfiducia nelle istituzioni e nei confronti di chi le rappresenta, le gestisce e nei confronti di chi vi opera e, diminuendo la credibilità di un accesso equo e uguale per tutti ai servizi e/o prestazioni, aumenta quel sostrato di ambiguità che alimenta una cultura deviante all’interno delle istituzioni stesse spezzando quel patto sociale, quel vincolo fiduciario fra cittadino e Pubblica Amministrazione. La prospettiva investigante concerne il tipo criminale del colletto bianco come idealtipo esplicativo che, in ragione di una adesione (anche estemporanea) ai valori di una subcultura deviante come fenomeno sociologico, si intreccia con altri tipologie di fenomeni inevitabilmente correlati: la corruzione politica, l’espansione dei gruppi criminali nella P. A., la legislazione dì emergenza, la proliferazione delle lobbies e trovano una loro ragion d’essere in una radicata cultura clientelare, nell’affrancamento dei gruppi criminali dal ceto politico-amministrativo.
Con Giochi di Stato. Il gioco d’azzardo da vizio privato a virtù nazionale l’Istituto di Studi Politici S. Pio V di Roma si propone di far luce su questo fenomeno e soprattutto di conoscere e sottolineare i riflessi e le conseguenze che il gioco d’azzardo ha nella vita delle persone, delle famiglie, della società e della stessa economia: 70 milioni di giornate lavorative perse, 15 milioni di famiglie che tutte le settimane giocano e che in media, in un anno, hanno speso 9800 euro (fonti ISTAT 2013), queste alcune delle cifre che emergono dalla Ricerca.
I meriti di questo contributo sono diversi e riguardano il piano della riflessività sociologica, quello della declinazione normativa (legislativa ma anche contrattuale) e quello empirico-esperienziale così come emerge soprattutto dalle pratiche di work-life balance. Il primo di questi meriti consiste peraltro nell’attraversare il velo di oscuramento che in qualche misura ha segnato in questi anni il rapporto tra famiglia e lavoro nelle sue implicazioni analitiche e nelle ricadute sulle politiche pubbliche.(dalla Prefazione di Michele Colasanto)
L'inizio del terzo millennio consegna agli Stati la necessità di definire nuove forme di strutturazione delle attività dei poteri pubblici, sia nelle forme gestionali, sia nelle funzioni regolatorie. Nel nostro Paese l'evidente scarto tra le esigenze di competitività economica e la capacità di risposta delle istituzioni politico-amministrative alle istanze della società rende la riforma dell'amministrazione cruciale ed urgente e la collega alla qualità della nostra democrazia. Benché possa sembrare un paradosso, il riordinamento degli apparati amministrativi non è un problema “nuovo”: è, anzi, insieme allo iato tra progetti e realizzazione, elemento costante della storia amministrativa del Paese. Ne danno conto gli autori, passando in rassegna le più importanti proposte di riforma dell’amministrazione italiana, dalla fase dell’unificazione nazionale ai giorni nostri.
Le prospettive occupazionali dei dottori di ricerca si misurano sulla capacità di trovare alternative alle tradizionali carriere accademiche in particolare nel segmento delle aziende innovative e nei laboratori di ricerca industriale delle grandi imprese. Un primo obbiettivo di questa ricerca è quello di verificare in quale modo lo scenario internazionale e le politiche europee di ricerca hanno innescato buone pratiche nei Dottorati di Ricerca italiani in vista anche di una loro necessaria internazionalizzazione. Un secondo obbiettivo è quello di verificare esperienze e buone pratiche di Dottorato di Ricerca orientati all'innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica nelle imprese industriali hi-tech.
L'accurato lavoro di ricostruzione filologica svolto da Giovanni Bassetti, sapientemente presentato dall'introduzione di Giovanni Dotoli, vuole rappresentare il contributo che l'Istituto di Studi Politici "S. Pio V" intende offrire al dibattito svoltosi in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Elsa Morante.
L'iniquità di accesso e l'insufficiente rappresentatività sociale della popolazione studentesca determinano non da oggi un generale e rilevante problema di equità. Se si guarda allo sviluppo dell'economia e della società della conoscenza, i decisori politici e gli esperti del settore segnalano un problema nuovo per l'accesso e la partecipazione all'istruzione superiore, legato alla possibilità stessa di conseguire gli obbiettivi di sviluppo e di crescita.

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