Il lavoro che non vogliamo è il lavoro servile, alienante, sterile e conflittuale!

Il lavoro che non vogliamo è il lavoro servile, alienante, sterile e conflittuale!
48ma Settimana Sociale dei cattolici italiani.
Il Presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto, Prof. Flavio Felice, è intervenuto alle settimane sociali di Cagliari, in qualità di membro del comitato scientifico e organizzatore della 48ma Settimana Sociale dei cattolici italiani. L’iniziativa si è aperta con una mostra espositiva dal titolo “Il lavoro che non vogliamo”, curata dallo statistico Mario Mezzanzanica della Fondazione Sussidiarietà e inaugurata, sempre a Cagliari. Un percorso espositivo attraverso fotografie, grafici, e testi, ai quali fa da sfondo il tema della denuncia. “Le criticità del lavoro impresse nelle immagini e nei dati della mostra rappresentano alcune delle cause dell’esclusione delle persone dalle reti di produttività e di scambio – ha affermato Flavio Felice, membro del Comitato scientifico -. Da un lato, ledono la dignità umana e, dall’altro, creano occasioni di sfruttamento delle persone e impediscono un autentico sviluppo umano. Il lavoro che non vogliamo è il lavoro servile, sterile, alienante e conflittuale”. Secondo Felice, la denuncia è fondamentale per “erodere le fondamenta della ‘società servile’”. “Dal nostro punto di vista, la denuncia, quando non scade nel lamento, assume i caratteri della ‘situazione problematica’ che attende di essere risolta”. Sono sei le criticità del mondo del lavoro individuate, esse rappresentano altrettanti capitoli della mostra: i giovani e il lavoro, il precariato, lavoro e caporalato, il lavoro femminile, lavoro e formazione, lavoro e ambiente. “Le difficoltà maggiori sono vissute da donne e giovani, in particolare al Sud – ha spiegato Mezzanzanica -. Bisogna rilanciare il lavoro dei giovani e puntare sulla formazione per creare condizioni di sviluppo. Si resta disoccupati a 50 anni perché non si è capaci di entrare in una nuova occupazione, perché nelle aziende non si è formati al cambiamento in atto. Questo è da evitare”.

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