Unione Europea e questione nazionale nel pensiero marxista

Unione Europea e questione nazionale nel pensiero marxista
La “questione nazionale” ha rappresentato nel dibattito marxista clas¬sico uno dei principali campi di intervento e di scontro teorico tra diverse impostazioni e declinazioni del pensiero internazionalista. Dalla metà del XIX secolo, segnato dal “risveglio dei popoli” che impose la questione nazionale al centro della discussione europea, al termine del processo di decolonizzazione degli anni Settanta del Novecento, la “problematica ricerca di una sintesi conciliativa tra sentimento nazionale e internazionalismo [...] fu sicuramente una delle prove più ardue di coerenza ideologica, ma anche quella in cui meglio si espresse la storica peculiarità culturale del marxismo”. Non c’è dubbio che il marxismo – e Marx lo riconobbe per primo, come vedremo – scontasse sul tema la difficoltà di applicare alla realtà concreta una serie di presupposti teorici difficilmente generalizzabili in ogni singolo contesto. Di qui la difficoltà, ma anche lo sforzo culturale e politico, che generò un originale dibattito che impegnò le varie anime del pensiero rivoluzionario. La fine dell’epopea anti-coloniale comportò tuttavia una perdita di rilevanza della questione, e il dibattito, fino agli anni Settanta così vivace e articolato, venne progressivamente abbandonato, almeno all’interno della sinistra marxista. La questione nazionale si è così trasformata in una sorta di tabù politico, relegato senza mezzi termini al campo del pensiero “nemico”, etichettato come populista, reazionario, nazionalista, xenofobo o mediante altri sinonimi.
Presente nella rivista N: 
1/2017 - Anno XXIX - Gennaio/Aprile
Autore: 
Alessandro Barile

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