Strategie di sicurezza e del consenso nelle operazioni di supporto alla pace

Strategie di sicurezza e del consenso nelle operazioni di supporto alla pace

Su un muro del quartiere Tariq el Jdideh, dalle parti dello stadio municipale di Beirut, si legge ancora una scritta sbiadita: “Only Italy”. Quella scritta, più che esplicita, sembra essere un po’ il riassunto dello spirito e della capacità operativa delle Forze Armate italiane all’estero. In realtà risale a un periodo preciso, tra il 1982 e il 1984, che segna l’inizio di una nuova epoca per l’immagine stessa e la definitiva crescita professionale delle Forze Armate italiane. L’arrivo a Beirut del contingente italiano (Italcon) avvenne nel settembre 1982 al comando del generale Franco Angioni, nell’ambito di quella che è conosciuta come “prima guerra libanese” (la seconda è del 2006) e appena qualche giorno dopo il massacro avvenuto nei campi palestinesi di Sabra e Shatila a Beirut tra il 16 e il 18 settembre dello stesso anno. Compito difficile, anche perché l’operazione era nata in un primo momento come iniziativa dell’Onu, bloccata poi dal veto imposto al Palazzo di vetro dall’Unione Sovietica che lo aveva bollato come intervento imperialista. L’annullamento dell’egida delle Nazioni Unite avvenne quando il contingente italiano era già partito, lasciando interamente all’Italia lo sforzo dell’iniziativa. La risposta fu di orgoglio e di efficienza.

Presente nella rivista N: 
4/2013 - Anno XXV - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Pierluigi Franco

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