Religione e diritto

Religione e diritto

Il problema della relazione tra religioni e diritto riguarda tanto il momento della produzione quanto quello dell’applicazione del diritto, come nel dibattito attuale ricorda Ronal Dworkin in un articolo pubblicato per la prima volta nel 2004: “Può darsi che i giudici nelle società liberali non si richiamino a convinzioni o scopi religiosi perché tali convinzioni non possono comparire in una giustificazione comprensiva globale della struttura giuridica di una comunità pluralistica e tollerante. Questo vincolo interpretativo non può, comunque, escludere le convinzioni morali, in quanto distinte da quelle religiose”1. Appare sinteticamente esemplare la questione posta: la laicità dell’ordinamento – che esclude ogni confessionalità in tempi di pluralismo – invoca comunque convinzioni di fondo che alimentano e fondano l’ordinamento giuridico, ed esse non appaiono distinguibili (a meno di comprimere la libertà di alcuni) tra quelle ispirate da una morale e quelle ispirate da una religione. Ciò rappresenta una differente impostazione rispetto a quella weberiana, tesa a distinguere una fase razionale della produzione del diritto che non consente interpretazioni di ispirazione religiosa, relativa a una fase in cui il cadì pronuncia la sentenza.

Presente nella rivista N: 
1/2012 - Anno XXIV - Gennaio/Marzo
Autore: 
Giuseppe Acocella

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