Nuovi compiti della NATO e politica estera di sicurezza dell'Europa

Nuovi compiti della NATO e politica estera di sicurezza dell'Europa

 

A dargli del romantico si schermisce, s’offende quasi. E risponde coi numeri e i fatti. Ma una tensione tra realismo e passione, ponderazione e entusiasmo, tradisce l’ottimismo sul progetto di un’Europa unita che sembra infine prendere forma. Un sogno lungo cinquanta anni. Al telefono dal suo ufficio di Bruxelles, appena tornato da Gerusalemme “terra bella e disperata”, dà l’idea di uno che, non solo fisicamente, nel cuore pulsante di quella Europa vive e lavora ogni giorno, nei suoi gangli si muove con dimestichezza, conoscendone gli ingranaggi, i punti di forza e le intime debolezze di fondo. Il moderato accento fiorentino diventa più forte quando cerca di spiegare la complessità intrinseca di una macchina che fatica a rodare, le potenzialità inespresse che occorre valorizzare, l’occasione epocale che il progetto rappresenta per le nuove generazioni di europeisti. Dice così, europeisti. E prova a raccontare quel filo rosso che passa per Parigi Londra o Berlino, cosa significa, per lui, sentirsi europeo, a tratteggiare le linee di un’identità sfuggente ma forte. Lapo Pistelli, 43 anni, un cursus honorum che comincia da consigliere comunale del capoluogo toscano, e dal 2004 parlamentare europeo della Margherita, ha l’orgoglio consapevole di chi crede nel cammino compiuto e il cinismo concreto di chi comprende che la strada da fare è ancora molta. Un percorso per nulla rettilineo, ricco di buoni propositi e concreti passi indietro, appesantito da lobby finanziarie, burocratismi centralistici e periferiche consorterie, in una dimensione sopranazionale ancora ingombra di reciproci sospetti e rigurgiti campanilistici, che stenta a tradurre la sua Carta costituzionale in unità di pensiero e azione.

Presente nella rivista N: 
1/2007 - Anno XIX - Gennaio/Marzo

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