Non proliferazione nucleare e diplomazia per la pace, il caso iraniano

Non proliferazione nucleare e diplomazia per la pace, il caso iraniano

L’attuale situazione geopolitica mondiale pare nuovamente essere influenzata dalle azioni di contrasto alla proliferazione nucleare, tornate in primo piano a seguito della ripresa delle trattative per il c.d. nucleare iraniano, conclusesi con la firma dello storico accordo, il 13 luglio 2015 a Vienna, di cui si attendono i primi effetti dopo la recente ratifica da parte del Congresso americano, nonostante le pressioni d’Israele che ha palesato tutta la propria contrarietà, e l’entrata in vigore in Iran, la cui popolazione ha accolto con estrema gioia l’atto che segna il ritorno del Paese islamico all’interno della Comunità internazionale. Controllare i rischi di una proliferazione di armi di distruzione di massa (nucleari, chimiche o biologiche) è sempre stato ai primi posti dell’agenda delle Nazioni Unite e più in generale dell’intera Comunità internazionale. In tal senso fu decisivo il comunicato congiunto, Declaration on atomic bomb, con cui nel 1945 nel pieno dei contrasti tra Stati Uniti e Giappone, il primo ministro britannico Attle, quello canadese King e il presidente Usa Truman, chiesero l’istituzione di un’apposita commissione in seno alle Nazioni Unite affinché si potesse avviare un processo di contrasto agli armamenti nucleari, con lo scopo ultimo di utilizzare l’energia nucleare per soli fini civili e di sviluppo socio economico.

Presente nella rivista N: 
3/2015 - Anno XXVII - Luglio/Settembre

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