Nel duecentocinquantesimo anniversario de Dei delitti e delle pene

Nel duecentocinquantesimo anniversario de Dei delitti e delle pene

Non è superfluo ricordare come l’opera di Cesare Beccaria costituisca un momento importante della civilizzazione giuridica europea: per quanto la strada politicamente intrapresa nell’ambito del processo di costituzionalizzazione degli Stati occidentali sia quella caratterizzata dalla costruzione dello Stato-persona e preconizzata nella linea Kant-Rousseau, i singoli ordinamenti hanno recepito varie tra le istanze di razionalizzazione e umanizzazione del processo e della somministrazione della pena, portato giuridicodella coraggiosa e originale pubblicazione de Dei delitti e  delle pene . Abolizione generalizzata della tortura e della pena di morte, costituiscono, infatti, quel nucleo di valori essenziali, non differibili e non sottoposti al vaglio dell’opinione pubblica, che dobbiamo, in maniera rilevante, all’opera di un non-giurista, come Cesare Beccaria. “Uno dei più grandi freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che, per essere un’utile virtù, dev’essere accompagnata dauna dolce legislazione.

Presente nella rivista N: 
4/2015 - Anno XXVII - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Vincenzo Rapone

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