Modelli di democrazia mediterranea

Modelli di democrazia mediterranea

Ogni studente dovrebbe tenere bene in mente – ed è compito del corpo docente ricordargli di farlo – quanto scriveva Colin Crouch in tempi non sospetti: “Gli ultimi venticinque anni (ma sono diventati trentacinque, a questo punto, perché la citazione è del 2003 N.d.R.) hanno visto, nell’ordine, dapprima la Penisola iberica, poi in forme più eclatanti l’ex impero sovietico, il Sudafrica, la Corea del Sud e altre regioni del Sud-est asiatico, infine alcuni Paesi dell’America Latina, adottare almeno una forma fondamentale di elezioni più o meno libere e democratiche. Attualmente il numero degli Stati nazionali che hanno scelto sistemi democratici di questo tipo è maggiore che nel passato. […] Contemporaneamente, tuttavia, nelle democrazie consolidate dell’Europa occidentale, del Giappone, degli Stati Uniti d’America e in altre regioni del mondo industrializzato in cui la democrazia è generalmente considerata come acquisita, e dove occorre impiegare indicatori meno grossolani del suo stato di salute, la situazione è meno ottimistica. Un recente rapporto della Commissione trilaterale – un organismo selezionato di studiosi europei, giapponesi e americani – giunge alla conclusione che non è tutto rose e fiori nella democrazia di quei Paesi. Gli autori guardano alla questione innanzitutto in termini di diminuita capacità d’azione dei politici a causa della loro legittimità in calo progressivo a seguito della partecipazione sempre più scarsa alle elezioni. Avrebbero potuto ampliare la loro analisi prendendo in considerazione anche il problema del pubblico che trova sempre più difficile dare credito ai politici”.

Presente nella rivista N: 
4/2013 - Anno XXV - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Paolo De Nardis

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