Metropoli globale e crisi della cittadinanza

Metropoli globale e crisi della cittadinanza
Il processo di de-industrializzazione che ha colpito le principali città occidentali, sommato al fenomeno della globalizzazione, che ha trasferito parte dei poteri di controllo e pianificazione economica fuori dai confini politici della sovranità statuale, ha stravolto la morfologia sociale delle metropoli. Sebbene certi elementi di trasformazione della città siano rintracciabili dalla fine degli anni Settanta, e molte ricerche successive portassero in nuce i caratteri delle attuali evoluzioni urbane, la crisi economica del decennio appena trascorso ha velocizzato una serie di processi sociali ed economici rendendo più chiaro l’orizzonte di cambiamento in cui è immerso il destino della metropoli contemporanea. Di conseguenza, nell’ultimo ventennio si sono geometricamente moltiplicati i tentativi di cogliere il senso della trasformazione in corso. La sociologia urbana è così tornata ad occupare un posto di rilievo tra le scienze sociali.
Nonostante la città si sia sempre definita come luogo di contraddizione, dove le spinte del moderno confliggevano con le abitudini dell’antico, la metropoli del XXI secolo si configura come luogo di conflitto del tutto particolare, luogo dello scontro, oggi inevitabile, tra politica ed economia. Le città – in primo luogo proprio quelle definite “globali” – sono soggette a un potere sovranazionale che dispone lo spazio economico di riferimento, ma le politiche urbane condotte da istituzioni e amministrazioni restano saldamente legate al territorio locale. «Il divorzio tra potere (o economia) e politica fa sì che la seconda, che decideva la direzione e lo scopo dell’azione, non è in grado di contrastare in alcun modo ciò che viene stabilito a livello globale.
Presente nella rivista N: 
1/2018 - Anno XXX - Gennaio/Marzo
Autore: 
Alessandro Barile

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