Marxismo critico e dissenso nei Paesi comunisti

Marxismo critico e dissenso nei Paesi comunisti

Già prima della caduta del muro di Berlino l’esperienza del socialismo reale nei Paesi del blocco comunista veniva data per totalmente fallimentare. Si tratta di un giudizio che negli ultimi anni dell’era brezneviana aveva cominciato a diffondersi tra le stesse classi dirigenti a Est della cortina di ferro, ormai unicamente interessate a procrastinare il piu a lungo possibile la resa dei conti finale. Il fallimento non era imputabile però solo ai risultati di un sistema economico alternativo a quello capitalista, ma coinvolgeva anche il contesto politico e statale che lo aveva contraddistinto e diretto per anni, riverberandosi con le peggiori conseguenze sulla popolazione e sul tipo di società che aveva a sua volta prodotto. Negli anni Novanta il trionfo del pensiero unico neo-liberista non fece che contribuire ancora di piu alla definitiva archiviazione del modello comunista, in termini concreti, con l’implosione dell’Unione Sovietica e di tutte le democrazie popolari legate a Mosca, ma anche a livello teorico, etichettando come inattuale e inutile il pensiero di Marx e di tutti coloro che a quest’ultimo si richiamavano. Il blocco comunista non produsse al suo interno solo consenso, così come la propaganda voleva far intendere, ma anche una dialettica, a opera di intellettuali che si interrogarono sui principi contenuti nel pensiero di Marx e sulla loro più giusta applicazione.

Presente nella rivista N: 
2/2011 - Anno XXIII - Aprile/Giugno
Autore: 
Viviana Pansa

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