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Del Paese normale e della coesione nazionale manca all’Italia lo spirito, l’orgoglio, il contegno e la compostezza. Come potrebbe essere altrimenti? I neo-borbonici vorrebbero trascinare i piemontesi davanti alla corte dell’Aia. I padani si dividono fra chi considera Cavour vittima o complice di Garibaldi. Ma tutti insieme, sotto sotto, sono convinti di stare insieme per sbaglio. L’Italia è venuta su disordinatamente, accettando truffe, imbrogli, imboscate e rappresaglie. Le vittime dei soprusi dovrebbero essere anche soddisfatte di essere state maltrattate? E correre a intonare le glorie per chi ha fatto loro del male? Perché l’unità d’Italia, il giorno dopo averla ottenuta, già non piaceva più nemmeno a quelli che si erano impegnati per farla? Il Sud, inferocito e ribelle, fu piegato da quaranta battaglioni di bersaglieri che misero a ferro e fuoco quelle terre e trattarono quelle province come terre di conquista. Napoli e Palermo non vennero considerate diversamente da come, decenni più tardi, avvenne per Mogadiscio e Addis Abeba. Dissero che venivano per portare la libertà ma – la libertà – la mostrarono dal mirino degli schioppi e sulla punta delle sciabole.

Presente nella rivista N: 
1/2014 - Anno XXVI - Gennaio/Marzo

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