Le radici liberali e cristiane dell’Europa

Le radici liberali e cristiane dell’Europa
“Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di una universale ospitalità: qui non si tratta di filantropia ma di diritto; e quindi ospitalità significa il diritto di uno straniero che arriva su un territorio di un altro stato di non essere da questo trattato ostilmente. Può essere allontanato, se ciò può farsi senza suo danno, ma, fino a che dal canto suo si comporta pacificamente, non si deve agire ostilmente contro di lui” I. Kant, La pace perpetua, 1795

A sessant’anni dalla firma del Trattato di Roma (25 marzo 1957), la decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea è solo l’ultimo di una serie di eventi che ci spingono a riflettere sul futuro del continente, sulla sua cultura politica e sulle sfide che lo attendono. In molti hanno salutato con favore l’esito del referendum britannico e hanno brindato alla liberazione dalla euro-burocrazia dei sudditi Sua Maestà. Altri – tra i quali il sottoscritto – hanno provato un senso di smarrimento per la rilevanza che la cultura politica liberale di matrice anglosassone ha avuto nella diffusione della democrazia e per lo scetticismo che provano nei confronti di buona parte delle culture politiche continentali, troppo spesso nella storia attardate ad assistere con simpatia, quando non con complicità, alla deriva dello stato totalitario.

Presente nella rivista N: 
1/2017 - Anno XXIX - Gennaio/Aprile
Autore: 
Flavio Felice

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