Le nuove sfide dell'euro

Le nuove sfide dell'euro

L’anno scorso abbiamo avuto modo di celebrare il decimo anniversario dell’introduzione della nuova valuta comune, l’euro.
Contrariamente a numerose previsioni negative - provenienti in particolare dagli economisti - formulate precedentemente all’ingresso nell’Unione monetaria, è stato a ragione constatato prevalentemente quanto segue:

  1. Finora l’euro è diventato una valuta nettamente stabile, la cui soliditàinterna ha addirittura superato la singola valuta più stabile dell’Europa, il marco tedesco.
  2. Nel frattempo l’euro non è solo accettato in Europa, ma anche in tutto il mondo, ed è diventata la seconda valuta di riserva anche negli scambi commerciali.
  3. Il Sistema europeo delle banche centrali, organizzato a livello sovranazionale, ha dato prova inequivocabile del proprio orientamento alla stabilità, nonché della propria indipendenza politica.

In base a questi giudizi, nell’anno dell’anniversario, anche per l’ulteriore sviluppo dell’euro si sono formulate previsioni in maggioranza molto positive, sebbene le analisi tecniche menzionassero anche alcune debolezze e carenze.
Infatti, contrariamente a numerose aspettative, i risultati relativi alla crescita e all’occupazione in gran parte dei paesi membri si rivelarono, nell’insieme, inferiori alle attese. In particolare essi mancarono evidentemente gli obiettivi ambiziosi di Lisbona per l’Unione Europea, formulati dai politici negli anni Novanta su proposta della Commissione.
Inoltre, anche le bilance commerciali di parecchi paesi dell’eurozona presentavano notevoli disparità che, grazie all’esistenza di una valuta comune, non scatenarono problemi valutari, pur non mancando di segnalare la possibilità di tensioni e di problemi relativi alla concorrenza.
Per di più, relativamente presto emersero notevoli difficoltà all’interno dell’Unione monetaria, nell’attuazione del cosiddetto pacchetto di stabilità e crescita, che avrebbe dovuto assicurare il rispetto della disciplina fiscale da parte degli stati partecipanti. Dal momento che subito dopo l’inizio del secondo millennio anche i due maggiori paesi, la Francia e la Germania, violarono questo patto, l’apparato regolamentare è stato allentato, mentre successivamente continuarono a emergere altri sviluppi negativi che nell’ultimo anno, a causa della crisi finanziaria ed economica internazionale, assunsero nuove dimensioni.
Lo scoppio, nel settembre del 2008, della crisi finanziaria internazionale certamente non è stato originato in prima linea all’interno dell’eurozona; tuttavia a causa sua l’euro si è dovuto ulteriormente confrontare con una serie di sfide nuove e pesanti, che potrebbero comportare pericoli notevoli per l’euro e il suo futuro.
Comunque io non condivido l’analisi del noto premio nobel Milton Friedman, formulata già in precedenza in termini pessimistici e oggi spesso citata, secondo cui “l’euro non supererebbe la prima pesante crisi economica”. Lo stesso dicasi della dichiarazione di Nouriel Roubini, che nel gennaio scorso a Davos aveva predetto la disgregazione dell’eurozona.
Diversamente dagli economisti statunitensi Friedman e Roubini, ancora oggi considero l’euro nell’insieme come un passo giusto e ricco di opportunità, che ha fatto avanzare l’Europa politica e che costituisce contemporaneamente un importante investimento nel suo futuro.
Sono anche dell’opinione che l’euro ha dato un contributo decisivo al fatto che gran parte dei paesi membri finora ha superato la crisi meglio di quanto si temesse.
Certamente l’euro non costituì una causa della crisi; piuttosto ha protetto i paesi membri da pericolosi conflitti valutari. In questo senso finora si è rivelato, nell’insieme, come un freno alla crisi piuttosto che un suo amplificatore.
Tuttavia, la nuova dimensione delle sfide più recenti non va sottovalutata.
Infatti, finora, queste hanno assunto in parte dimensioni la cui errata valutazione, insieme a eventuali reazioni sbagliate e imprecisi cambiamenti di rotta, potrebbero mettere a repentaglio in modo duraturo il futuro del progetto storico dell’euro.
Proprio essendo io tra coloro che si impegnarono, già dagli anni Sessanta del secolo scorso, a favore dell’euro come valuta comune e del suo contributo energico ad una duratura integrazione dell’Europa, ritengo importante e necessario prendere sul serio le nuove sfide, affrontandole senza indugi.
(Infatti l’euro è e rimarrà anche in futuro una vera sfida. Perciò ho intitolato a ragion veduta il mio libro, apparso nel 2005, sulla storia e le prospettive dell’unione monetaria in modo provocatorio “La sfida dell’euro”).

Per scaricare la versione completa dell'articolo in formato PDF, effettuare il login

Presente nella rivista N: 
2/2010 - Anno XXII - Aprile/Giugno
Autore: 
Hans Tietmeyer

Copyright ©2001-2011 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail