Il voto di scambio politico-mafioso tra mutamenti fattuali e modifiche normative

Il voto di scambio politico-mafioso tra mutamenti fattuali e modifiche normative

La capacità delle organizzazioni mafiose di orientare il consenso è, per un verso, un tratto distintivo di tali sodalizi, i quali hanno sempre cercato e trovato rapporti con esponenti della politica, e non soltanto al livello locale; per altro verso, è uno dei fattori che maggiormente distorcono la vita democratica del Paese. Com’è noto, la prima versione del reato di voto di scambio politico-mafioso fu introdotta nell’ordinamento italiano durante la discussione parlamentare sulla conversione di un decreto-legge adottato all’indomani della strage di Capaci. Essa parlava di uno scambio tra voti e denaro che, oltre a essere difficile da provare, non è affatto detto che ricorra nei rapporti tra politici e mafiosi. In concreto, la previsione normativa è stata applicata in pochi casi, pur a fronte di una diffusa percezione dell’inquinamento della politica da parte delle mafia, attestato, oltre che dalle risultanze delle indagini, da numerosi casi di commissariamenti di comuni per infiltrazioni mafiose. Pertanto, da tempo veniva richiesta una modifica dell’art. 416 ter del codice penale, che è di recente intervenuta con la legge 62 del 2014.

Presente nella rivista N: 
3/2016 - Anno XXVIII - Luglio/Settembre
Autore: 
Antonio La Spina

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