Il ruolo dei media nel genocidio ruandese

Il ruolo dei media nel genocidio ruandese

Oggi, domenica 19 giugno 1994. Sono le 16.22 nel bunker della Rtlm. Avviso a tutti gli scarafaggi in ascolto! Il Ruanda appartiene a coloro che lo difendono realmente. E voi, scarafaggi, voi non siete ruandesi. Tutti ora si sono sollevati per combattere questi scarafaggi. I nostri militari, i giovani, i vecchi, perfino le donne. Gli scarafaggi non avranno scampo. La nostra fortuna è che i tutsi non sono numerosi. Avevamo stimato che fossero il 10 per cento della popolazione. Ormai sono solo l’8 per cento. Rallegriamoci, amici miei. Dio non è mai ingiusto. Se sterminiamo definitivamente gli scarafaggi, nessuno al mondo ci verrà a giudicare.
(Estratto di una registrazione di Radio Televisione Libera Mille Colline del 19 giugno 1994)

Uno dei capitoli più oscuri della storia recente riguarda i fatti accaduti in Ruanda fra il 1991 e il 1994. Del genocidio ruandese si possono descrivere la fenomenologia e le dinamiche, ricercare analogie e differenze con altri orribili eventi di questo tipo, ma le ragioni che portarono a esso sono oscure ancora oggi, a distanza di oltre venti anni, e rimane da capire come sia stato possibile che una stretta cerchia di nazionalisti estremisti sia riuscita a organizzarsi in maniera tale da coinvolgere un’intera comunità in un disegno talmente folle quale quello di voler cancellare un’intera etnia.

Presente nella rivista N: 
4/2015 - Anno XXVII - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Teresa Caterino

Copyright ©2001-2011 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail