Il Concilio Vaticano II e papa Francesco

Il Concilio Vaticano II e papa Francesco

Un cristiano del nostro tempo non può non considerare che lo Spirito Santo, che è vento di novità che spira quando e dove vuole, ha svolto sul finire degli anni Cinquanta un’azione ispirativa di grande potenza sul cuore – che è unità interiore di sentimento, affetto e tenerezza con intelligenza, sapienza e discernimento – di quel grande Pastore della Chiesa universale che ha voluto chiamarsi Giovanni XXIII, come voce vicaria e profetica per questo tempo della modernità innovativa e globale. A Pio XII qualche decennio prima era stato fatto notare che un Concilio era inutile, dopo il Vaticano I, che aveva stabilito il principio di infallibilità del Pontefice, al quale era dunque demandato il potere di provvedere a correggere gli errori e a pronunziare scomuniche. Appena Giovanni XXIII annunciò, nella basilica di San Paolo, la volontà di indire con un Sinodo per la Chiesa di Roma anche un Concilio Ecumenico, le resistenze dentro la Chiesa non furono né poche né poco autorevoli. Il Papa, però, sentiva che quella volontà era espressa da Lui ma non era la sua, per cui la sua fermezza non fu certo né temeraria né inutile perché molti, nel corso del periodo di preparazione, cambiarono idea e si convinsero della estrema bontà dell’iniziativa.

Presente nella rivista N: 
2/2016 - Anno XXVIII - Aprile/Giugno
Autore: 
Raffaele Cananzi

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