Il Cattolicesimo italiano nel Risorgimento

Il Cattolicesimo italiano nel Risorgimento

Il processo di unificazione politica dell’Italia – iniziato nel 1859 con quella che fu chiamata la “seconda guerra d’indipendenza” e con l'annessione della Lombardia al Regno sabaudo, e concluso nel 1918 con la “grande guerra” e l’annessione del Trentino e della Venezia Giulia - ha trovato nel Cattolicesimo italiano contemporaneamente un grande ostacolo politico (l'esistenza del millenario “Stato pontificio”a Roma e nel centro della penisola) e un vitale apporto di principi e di valori. A cominciare dai valori fondanti del processo risorgimentale stesso: la libertà (ispiratrice e promotrice dei primi “moti” del 1821 e 1831 e della “prima guerra d’indipendenza” nel 1848), l'unità (condizione e obbiettivo dell’indipendenza) e la nazionalità. Tutti e tre questi valori, certamente di ispirazione cristiana, sono stati adottati dall'Illuminismo e dal Positivismo, ma deformandone la concezione e deviandone l'attuazione. Infatti, secondo l'antropologia cristiana, l'uomo è persona razionale e perciò libera, e non soltanto individuo materiale fisicamente determinato; l'uomo non è individuo isolato ma naturalmente "sociale", con essenziale bisogno di unità nell'organizzazione della sua società, della polis; l'uomo nasce e vive in una comunità culturale, di tradizioni e di costumi lungamente elaborati da molte generazioni, che costituiscono e identificano - in diverse condizioni geografiche e storiche - la più vasta comunità: la nazione. Questi valori, derivati dalla concezione tipicamente cristiana di "persona", hanno formato culturalmente e politicamente la società europea attraverso una lunga e travagliata esperienza storica. E sono giunti al nostro tempo attraverso varie interpretazioni, sostanziali deformazioni e, spesso, contraddittorie attuazioni.
 

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Presente nella rivista N: 
2/2010 - Anno XXII - Aprile/Giugno
Autore: 
Paolo Barbi

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