Il caso spagnolo e la “vittoria fragile”

Il caso spagnolo e la “vittoria fragile”

Non è semplice parlare di una transizione ancora in atto: a oltre due mesi da elezioni sicuramente interlocutorie – ma per alcuni aspetti sin troppo esplicite – lo Stato spagnolo non ha ancora trovato un governo capace di ottenere la maggioranza nelle Cortes. Nel frattempo, ovviamente, il Paese non è bloccato, ma continua a “girare”, cercando di uscire dalle secche della crisi economica. Una prima lettura della fase attuale sembra suggerire come gli interessi economici siano ormai capaci di auto-governarsi senza dover ricorrere ai compromessi, alle pastoie e alle lungaggini temporali della politica, ma non abbiamo ancora un’evidenza empirica che confermi tale affermazione. Torniamo al quesito di partenza: come descrivere un work in progress del quale ancora non si scorge un esito certo? Abbiamo scelto una narrazione inversa, che parta dalla fine, anziché dall’inizio, e che lo faccia tanto in senso logico, quanto temporale. Il primo paragrafo descrive il contesto spagnolo di fine febbraio 2016 – con la preveggenza” che non sarà di molto modificato nei mesi a venire – mentre il secondo commenta le elezioni prenatalizie del 2015, che non hanno portato molti doni al sistema politico spagnolo, “costretto” – obtorto collo – ad archiviare l’epoca del “bipolarismo perfetto” (o quasi). Un terzo e ultimo paragrafo, infine, risale al contesto economico e sociale spagnolo degli ultimi anni, polarizzato intorno a poche “parole d’ordine”, talmente significative che non necessitano ulteriori spiegazioni: crisi economica, Indignados, Podemos.

Presente nella rivista N: 
4/2015 - Anno XXVII - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Adriano Cirulli

Copyright ©2001-2011 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail