Editoriale

Editoriale
Se il Novecento è stato un secolo breve, secondo la nota definizione di Hobsbawm, anche la vita della Prima Repubblica italiana – termine che accogliamo nella sua sola valenza giornalistica – va quantomeno ridimensionata, limitandone la portata temporale, che sarebbe d’uopo far terminare con il 1978, anno in cui – ucciso Aldo Moro – muta irrimediabilmente il rapporto di fiducia sistemica che caratterizzava il Paese – pur nella vivacità della sua dialettica politica – e che era stato sancito, trenta anni prima, da quel passaggio epocale che è protagonista del Focus del presente numero della Rivista.
Nicola Antonetti individua due momenti pubblici – la prima assemblea dell’Italia e dell’Europa liberata (Bari, 28-29 gennaio 1944), con il Paese ancora diviso in due, e l’elezione a suffragio universale dell’Assemblea Costituente – che segnano il ritorno in Italia della Politica, tanto nella teoria, quanto nella pratica, dopo l’autoritarismo fascista e dopo l’eccezionalità del conflitto mondiale. Negli interventi presso la Costituente giuristi e uomini politici segnano il nuovo indirizzo del Paese, di cui la Costituzione sarebbe stata massima espressione e somma garanzia. “Popolo” e non “Stato”, “persona” e non semplice “individualità singola”: le preferenze dei Padri costituenti andavano verso una organizzazione giuridica al servizio della collettività, ma non sorda nei confronti dei diritti personali, in cui lo Stato fosse null’altro che «un settore dell’esperienza sociale», secondo la nota definizione morotea, e non un Leviatano, al cui cospetto sacrificare il singolo cittadino.
Presente nella rivista N: 
2/2018 - Anno XXX - Aprile/Giugno
Autore: 
Antonio Iodice

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