Editoriale

Editoriale

In un’epoca in cui ogni evento “non comunicato” pare non essere mai esistito, la diffusione mediatica del proprio pensiero è molto più di un’attività ancillare, rispetto alla politica, ma diviene un elemento caratterizzante di quest’ultima. Non si tratta di una recente novità, a ben vedere: in Italia il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza (almeno prima dell’avvento di Internet), cioè la televisione, “abbraccia” la politica sin dagli anni Cinquanta dello scorso secolo, ma è solo a partire dal 1960, con l’inizio della celebre “Tribuna elettorale”, che la Rai concede ai candidati per le elezioni amministrative del 6 novembre una rubrica attraverso la quale illustrare alla platea televisiva il proprio programma, come fino ad allora era stato proposto solo in radio (ne “La voce dei partiti” e ne “La campagna elettorale”). La rubrica era aperta a tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso, come specificò il moderatore – l’indimenticato Gianni Granzotto – dando seguito a una precisa indicazione della Corte Costituzionale: se leggiamo i nomi dei primi esponenti politici posizionati di fronte alle telecamere – Aldo Moro, Giovanni Malagodi, Giuseppe Saragat, Pietro Nenni, Oronzo Reale – rimaniamo impressionati dall’alta statura morale, oltre che dalle notevoli capacità politiche, di coloro che rappresentarono il primo “contatto”, nel nostro Paese, tra la politica e la televisione. L’idillio, però, terminò presto o quantomeno conobbe ripetute crisi, in ognuna delle quali la TV fu attaccata, in virtù di una presunta attitudine a influenzare il voto, prima ancora che a dotare i cittadini delle informazioni necessarie a una libera espressione della propria preferenza. Da allora la “questione televisiva” torna periodicamente alla ribalta – non solo in Italia – tanto da risultare affievolita non in virtù della pacificazione di animi belligeranti, ma in seguito all’emersione di quei new media che sembrano poter limitare, almeno parzialmente, l’incidenza della TV. Il cuore del problema, però, non cambia, dal momento che i sospetti di influenzare il voto vengono re-indirizzati verso siti internet, blog e social network, accusati di produrre un nuovo e ingombrante moloch, le fake news. È sembrato opportuno, di conseguenza, affidare il Focus di questo numero della «Rivista di Studi Politici» alla scottante tematica della comunicazione politica, alternando – come nostro costume redazionale – contributi teorici ad altri empirici, riferiti a casi studio che hanno recentemente infiammato l’opinione pubblica.

Presente nella rivista N: 
3/2017 - Anno XXIX - Luglio/Settembre
Autore: 
Antonio Iodice

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