Editoriale

Editoriale

Negli ultimi tempi ogni elezione nazionale in un paese dell’UE viene letta come un plebiscito pro o contro il progetto europeista. La suddetta chiave di interpretazione è addirittura rafforzata quando la competizione elettorale si svolge all’interno di uno dei “PIIGS”, cioè degli Stati maggiormente in difficoltà nel rispettare i parametri europei. Questo numero della Rivista, di conseguenza, non poteva esimersi dal commentare lo scenario politico della Spagna e del Portogallo, andati al voto nell’autunno-inverno 2015, in entrambi i casi dopo un periodo di forte mobilitazione sociale. Due giovani studiosi, esperti dei rispettivi casi, hanno evidenziato le differenze tra Portogallo e Spagna, nonostante la prossimità geografica e i tratti di storia comune possano indurre a considerare la penisola iberica come un unicum. Al contrario, Guya Accornero e Adriano Cirulli sottolineano i percorsi specifici di due paesi che hanno accompagnato l’unificazione del continente negli ultimi trenta anni. Il
dato maggiormente interessante, rispetto alle elezioni parlamentari portoghesi del 4 ottobre 2015, è costituito dalla capacità, da parte di Lisbona, di “digerire” il malcontento anti-europeista dentro il proprio sistema politico e non al di fuori, senza l’emersione di partiti o movimenti populisti, xenofobi o vetero-nazionalisti. La sinistra radicale, infatti, ha raccolto un quinto dei voti validi e si è detta da subito disposta a governare con il centro-sinistra, mettendo all’opposizione il centro-destra, che pure aveva avuto la coalizione di “Portogallo Avanti” con la maggioranza relativa.

Presente nella rivista N: 
4/2015 - Anno XXVII - Ottobre/Dicembre
Autore: 
Antonio Iodice

Copyright ©2001-2011 Istituto di studi politici "S.Pio V"  -  Webmail