Editoriale

Editoriale

Dalla strage di Nizza, dove un camion guidato da un jihadista falcia una folla innocente e ignara del pericolo incombente, ai venti di guerra civile in Turchia, dove una parte dell’apparato militare si rivolta contro il governo in carica, fino alle continue tensioni negli Stati Uniti, dove da mesi i conflitti razziali conoscono la terribile via delle armi e della vendetta mortale: il mondo sembra impazzito e pare dare a noi, umili osservatori di fatti sociali, unicamente lo spazio per l’indignazione e per lo sgomento. Al contrario, oggi più che mai è il tempo dell’analisi razionale e dell’approccio scientifico sul terrore e sulla violenza politica: la condanna morale non basta, è necessario capire le variabili dei progetti di morte che si diffondono su scala mondiale, quasi come ennesimo indotto della globalizzazione delle relazioni e dei contatti tra esseri umani. Si tratta a volte di una pianificata strategia politica, in altri casi dell’emersione di un disagio individuale già esistente, ma confinato nella sfera personale, prima che le “lusinghe” dello scontro di civiltà offrissero più di un detonatore. La redazione di Charlie Hebdo, la spiaggia tunisina, l’aeroporto di Bruxelles, il Bataclan, poi gli eccidi di Baghdad e di Dacca, adesso il lungomare di Nizza: tanti grani di un rosario e tante spine di una corona.

Presente nella rivista N: 
2/2016 - Anno XXVIII - Aprile/Giugno
Autore: 
Antonio Iodice

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