Dopo Brexit: verso un nuovo umanesimo europeo

Dopo Brexit: verso un nuovo umanesimo europeo

È come se l’Europa, dopo Brexit, si fosse fermata davanti ad un crocevia: stanca, perplessa, indecisa sulla strada da imboccare. Davanti a sé tre vie, visibili nelle parole pronunciate da alcuni leader europei poche settimane dopo il referendum del 23 giugno 2016 che ha sancito la volontà del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea. Il 6 ottobre 2016 Angela Merkel dichiara: «Se non diciamo che il pieno accesso al mercato comune è condizionato dalla piena accettazione delle quattro libertà fondamentali europee, tra cui la libera circolazione dei cittadini allora ciascuno in Europa comincerà a fare quello che vuole». Il messaggio è chiaro ed è rivolto innanzitutto al nuovo premier inglese, Theresa May, impegnata in una difficile negoziazione con Bruxelles: non si può stare nel Mercato Unico Europeo e impedire la libera circolazione degli uomini. O tutto o nulla. Ma il messaggio è implicitamente rivolto anche agli altri partner europei e suona più o meno così: esiste una sola Europa, una sola destinazione, quella della piena integrazione economica che, al massimo, potrà essere raggiunta procedendo a due diverse velocità.

Presente nella rivista N: 
1/2017 - Anno XXIX - Gennaio/Marzo
Autore: 
Antonio Magliulo

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