Contraddizioni del caso Charlie Gard: sul rapporto tra diritto e morale

Contraddizioni del caso Charlie Gard: sul rapporto tra diritto e morale

Contraddizioni del caso Charlie Gard: sul rapporto tra diritto e morale Nel rapporto tra biodiritto e morale ci sono dei casi destinati a stagliarsi come pietre miliari a partire dalle quali si sviluppano dibattiti che solo a distanza di tempo possono restituire dei frutti maturi. Questo accade quando le grandi questioni legate alla vita e alla morte annoverano da una parte e dall’altra più che uomini pensanti dei militanti e soprattutto quando la singolarità viene adoperata per battaglie più generali, talvolta politiche, altre ideologiche. Il caso del piccolo Charlie Gard, depurato dalla forza emotiva, che come è lecito esplode ogni qualvolta si discute della vita degli indifesi, rivela alcune contraddizioni sotto il profilo della teoria giuridica nel suo rapporto con la riflessione etica. Si tratta di idiosincrasie riscontrabili nelle argomentazioni come nel metodo. Innanzitutto esiste una contrapposizione rispetto al fine che entrambe (diritto e morale), ciascuna secondo il proprio ordine, intendono tutelare. Questo bene è la vita che per l’ordine morale ha una valenza prioritaria rispetto ad altri, mentre per la giurisprudenza prodotta dai tribunali inglesi del caso viene relegata ad una posizione di subordinazione rispetto all’ipotesi dell’interesse del bambino. Accade allora che paradossalmente in virtù del supremo interesse del minore (best interests) si decida che esso sia da identificare con la fine della vita. L’istanza del benessere del piccolo Gard diventa efficace nella misura in cui esso viene annientato. Il bene del piccolo, che risponde ad un’istanza di vita, si realizza dunque attraverso un ricorso alla morte.

Presente nella rivista N: 
2/2017 - Anno XXIX - Aprile/Giugno

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