Beirut, Libano. Tra assassini, missionari e grands cafés

Beirut, Libano. Tra assassini, missionari e grands cafés

Raccontare la storia non è altro che un processo di ricerca che porta alla conoscenza attraverso la comprensione di fatti, persone, fenomeni. La storia dell’uomo spesso è il racconto del suo impatto con il territorio e il suo tentativo di sanare le incompatibilità con le culture che lo circondano, nelle quali è immerso. La storia raccontata dall’uomo, politico o intellettuale che sia, assolve così a volte la funzione d’introspezione e può sanare i conflitti. Questa è la direttrice attraverso cui si muove Riccardo Cristiano, vaticanista del Giornale Radio della Rai dal 2001, già inviato e corrispondente in Medio Oriente, nel suo nuovo libro Beirut, Libano. Tra assassini, missionari e grands cafés (Utet, Torino 2008, pagg. 229, Euro 15). È la messa a fuoco di dinamiche proprie di un determinato angolo del Medio Oriente, dove si mette a dura prova la convivenza con l’altro, e che in realtà assume dimensioni macroscopiche, che coinvolgono tutto il mondo arabo e che condiziona i suoi rapporti con il resto del mondo. Infatti, scrive Cristiano “Beirut non è una bella città, tanto più per chi è abituato ai panorami e agli scorci di città europee, ma è un luogo che fornisce delle risposte a una delle domande più cruciali: come si può vivere con l’altro?”.

Presente nella rivista N: 
3/2008 - Anno XX - Luglio/Settembre
Autore: 
Carmen Di Gesaro

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