“Not so Jewish, after all”: in margine all’ultima biografia di Benjamin Disraeli

“Not so Jewish, after all”: in margine all’ultima biografia di Benjamin Disraeli
Non accenna a diminuire l’interesse suscitato da Benjamin Disraeli (1804-1881) tra gli intellettuali del variegato mondo di lingua inglese. Come sottolinea Michel Pharand, già Direttore del Disraeli Project presso la Queen’s University di Kingston (Ontario, Canada) e vincitore del premio Patten 2016 per la migliore pubblicazione nell’ambito degli studi vittoriani, ovvero il X volume da lui curato delle Disraeli Letters, negli ultimi dieci anni è uscito un libro ogni otto mesi sulla figura dello statista-scrittore che ha attraversato quasi per intero il lungo Ottocento europeo1. Il nome di Disraeli è pure risuonato nell’ultima campagna elettorale grazie al candidato laburista Ed Miliband, che l’ha elogiato per aver inventato il Partito della Nazione, creando qualche malumore tra i suoi e la replica stizzita di conservatori vecchi e nuovi. Si sono scomodati addirittura il ministro dei governi Thatcher, Lord Douglas Hurd, e il ghostwriter di David Cameron, Edward Young, per smentire Miliband e riportare Disraeli nell’area dei conservatori con un instant book intitolato Disraeli, or the Two Lives.
Presente nella rivista N: 
2/2017 - Anno XXIX - Aprile/Giugno
Autore: 
Daniele Niedda

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